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Continuando a scrivere articoli su varie tematiche, mi sono accorto che il lettore può perdere di vista qual’era il punto di partenza di quell’argomento. Così ho deciso di mettere in questa pagina alcuni articoli che ritengo possano introdurre gli argomenti più importanti del blog.


432 hz, storia e considerazioni sulla più acclamata accordatura benefica

432 hz storia e considerazioni

Sul tema dell’accordatura a 432 hz si trovano moltissime opinioni, ma pochi studi pubblicati. Cercherò in questo articolo di riassumere ciò che possiamo sapere a riguardo, e quali sono le considerazioni utili sulla storia del 432 Hz.

 

Breve storia dell’accordatura scientifica a 432 Hz (DO= 256 Hz)

Fino al XVII secolo l’intonazione degli strumenti musicali variava molto da paese a paese, a seconda dell’uso che se ne faceva e della scuola di appartenenza dei musicisti. La nota LA variava quindi da 370 fino 560 hertz.

Jonathan Tennenbaum, in A Brief History of Musical Tuning, considera che tra i primi riferimenti espliciti dell’intonazione con il do centrale a 256 hertz fu fatta dal fisico Joseph Sauveur (1653-1716), considerato il padre della fisica acustica. Joseph Sauveur, contemporaneo di J.S. Bach, sviluppò un metodo tecnico per determinare l’esatta intonazione di una nota espressa in cicli per secondo. Qualche decennio dopo un suo collega, Ernst Chladni, definì in un libro sulla teoria musicale il do a 256 hertz come un’intonazione scientifica.

Nel 1859, il governo francese, sotto l’influenza di una commissione di compositori sostenitori del belcanto, uniformò per legge il la a 435 hertz, intonazione tra le più basse del periodo. In seguito, nel 1884, il governo italiano emise un decreto per la normalizzazione del diapason a 432 vibrazioni per secondo, normalizzazione richiesta da Giuseppe Verdi e altri musicisti italiani riuniti al congresso di Milano nel 1881.

Omega 432 hz

La storia dice che l’adozione dell’attuale frequenza di 440 hz per la nota LA, e di conseguenza l’altezza delle rimanenti note, è merito dell’Organizzazione Internazionale per le Standardizzazioni, che lo fece nel 1955. I motivi che portarono a questa decisione, credo siano semplicemente legati alle caratteristiche fisiche degli strumenti esistenti, per rendere più semplice accordare le orchestre (qualcuno parla addirittura di un complotto della chiesa, ma mi pare improbabile).
Sta di fatto che c’è un movimento, chiamato OMEGA 432, che sostiene come accordatura migliore la frequenza di 432 hz, e giustifica questa scelta con motivazioni di carattere storico, armonico e fisico.

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Nada Yoga: la musicoterapia orientale

Nada Yoga: la musicoterapia orientale

Il Nada Yoga, o yoga del suono, è una disciplina orientale che utilizza il suono, i mantra e la musica al fine di raggiungere un’integrazione armoniosa tra corpo, mente e spirito.

Che cosa succederebbe se durante un concerto l’orchestra, il cantante e il direttore non fossero ben coordinati? Probabilmente la musica sarebbe fuori tempo e voi rivorreste i soldi del biglietto. E’ un po’ quello che succede quando l’uomo non vive in armonia e le sue parti sono scollegate. Se il corpo, la mente e l’anima funzionano per proprio conto, in modo separato, non può crearsi nessuna armonia, nessuna musica. In questo caso la nostra vita è caratterizzata da frastuono e assenza di ritmo.
Possiamo infatti paragonare l’essere umano a uno strumento musicale, che per essere suonato e produrre una musica sublime, deve essere in armonia con se stesso. La nostra musica è solo potenziale se non ci abbandoniamo, se forniamo resistenza rimanendo rigidi sarà impossibile far vibrare in noi quella musica particolare che viene detta nada, da qui deriva Nada Yoga.

Quando siamo in uno stato di armonia e abbandono, diventiamo un’unità organica, siamo un tutt’uno e funzioniamo in quanto tale, allora percepiamo una musica particolare, nel silenzio del nostro abbandono. E’ la beatitudine, è nada e noi dobbiamo diventare quell’unità organica.

Musicoterapia: il suono che ti cura

Per le dottrine orientali il suono è molto importante, da cui l’utilizzo dei Mantra, sillabe simboliche che producono effetti psico-fisici su basi rigorosamente logico-matematiche. Detto questo, non mi stupisco se un individuo con problemi psicologici, per esempio affetto da autismo, possa trarre grande beneficio dall’utilizzo della musica e degli elementi musicali in un contesto terapeutico guidato dal musicoterapeuta.

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Cimatica: lo studio delle onde sonore

All’origine dell’universo il suono

Cimatica, lo studio delle onde

Conoscete l’affermazione di Pitagora: «la geometria è musica solidificata»?
Il modo di concepire la realtà come basata sul suono è comune a molte visioni cosmologiche, le quali vedono la materia come un insieme di vibrazioni. Non solo, anche l’uomo è visto come tale, se pensiamo al termine per-sona, ad esempio, il cui significato è: “attraverso il suono”.

Vi sono pratiche spirituali che utilizzano il suono, come i “Mandala Sonori”, che si rifanno al Nada Yoga e al Canto Armonico, inoltre la musica come strumento di guarigione è stata usata sin dall’antichità. Se ne trovano testimonianze tra i Greci, nella Bibbia e nei Veda indiani.
Recentemente si è affermata la musicoterapia, che ha avuto un notevole impulso grazie a studi nel campo medico, fisico e musicale, tanto da rendere la sua conoscenza necessaria anche ai musicisti che vogliono avere una qualità espressiva più consapevole.
Tutte queste conoscenze, sembrano però legate al mondo spirituale, quasi esoterico, più che alla realtà di tutti i giorni, per cui sono considerate in modo superficiale da molti individui. Questi ultimi potrebbero trovare interessanti gli studi descritti di seguito.
Nel diciottesimo secolo, il fisico tedesco E. Chladni, scoprì che la sabbia appoggiata su una lamina di metallo applicata a un violino, si dispone in figure geometriche differenti a seconda delle note prodotte, dimostrando così che il suono influisce veramente sulla materia. Nacque la Cimatica, da lui descritta come “studio riguardante le onde“.

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Consapevolezza: qual’è il suo significato?

Consapevolezza: qual'è il suo significato?

Nel nostro essere non tutto è evidente come alcuni possono credere, molto di ciò che avviene nella nostra mente, nel nostro modo di pensare e di comportarci è a livello inconscio. Ciò significa che non siamo noi, in maniere vigile e responsabile, a determinare tutte le scelte che facciamo. Il significato della consapevolezza è anche capire cosa ci succede.

 

Forse questo a qualcuno risulterà un po’ difficile da comprendere, ma per chi studia la mente, mi riferisco ad uno psicologo o psichiatra, non lo è. Recenti scoperte in campo medico sono andate addirittura oltre.
La ricerca ha permesso di stabilire che molte delle nostre decisioni in realtà non le prendiamo noi direttamente, ma una sistema “pilota”, presente nel nostro corpo, decide prima che noi ne possiamo esserne al corrente. Si tratta di tempi molto veloci, dell’ordine di un decimo di secondo, ma di fatto è proprio così.
Facciamo un esempio che renderà più chiaro questo concetto:
Siete in prossimità di un semaforo, scatta l’arancione e poi il rosso, per cui decidete di frenare. Bene, fino a qui tutto normale, secondo la logica avete visto il rosso e in seguito avete comunicato il segnale al vostro piede di premere il freno. Il problema è che sperimentalmente si è verificato che non è così. Guidiamo per molte ore nella nostra vita, quindi è un’azione che ripetiamo spesso, quasi in maniera automatica, potreste pensare. Sappiate che pensate proprio bene! Siamo talmente abituati a farlo che non pensiamo alle manovre che compiamo: cambia la marcia, premi la frizione, vedi il cartello, dai la precedenza, metti la freccia, ecc. Quindi molto di quello che facciamo in maniera “automatica”, lo facciamo proprio come dei robot. E questo lo si è potuto stabilire scientificamente.
Vediamo come: torniamo al piede che frena. Attraverso sensori applicati opportunamente per verificare le zone del cervello che si attivano in questa attività, è stato possibile stabilire che l’ordine di attivazione dei segnali biochimici non è quello che ci si aspettava. Prima si attiva la zona del cervello che manda l’impulso al freno di frenare, poi arriva quello del sistema visivo che mette il cervello al corrente che il semaforo è rosso. E questo esperimento è stato ripetuto per molte altre attività.
La conclusione è che in realtà molto spesso non prendiamo vere e proprie decisioni “consapevoli”, ma giustifichiamo piuttosto qualcosa che ci è stato imposto dal nostro “pilota interno”. In altre parole diciamo che abbiamo premuto il freno perché abbiamo visto il rosso, ma prima ancora di vederlo avevamo già deciso di frenare, quindi qualcosa ci ha baipassati decidendo prima di noi. Com’è possibile che avvenga ciò, vi starete chiedendo. Ebbene non è così difficile la spiegazione.
Quando ripetiamo un’attività diverse volte, nella mente si crea una specie di binario preferenziale per quel particolare tipo di impulso celebrale. Quindi, prima ancora di esserne coscienti, l’impulso segue lo schema ripetuto in precedenza, ed ecco che si verifica l’azione.

Forse penserete che non c’è nulla di male in tutto ciò, ma non è proprio così. Agire come robot, giustificando le scelte dopo che sono avvenute, può andare bene per guidare l’auto, ma non è efficace in tutte le situazioni della vita, perché non tutto si ripresenta alla stessa maniera. L’ideale è essere molto versatili e riuscire ad adattarsi meglio ai vari casi. Per fare ciò occorre letteralmente “rompere lo schema”. Questo concetto gli yogi lo sapevano anche senza la ricerca scientifica, che in questo caso non fa altro che confermare quello che con l’esperienza millenaria dell’uomo si era già appreso.
Diventare consapevoli significa essere vigili, significa allenare la mente ad essere più veloce del nostro pilota, del nostro inconscio, significa prendere davvero la propria vita in mano e non essere semplicemente un robot, con tutti i suoi limiti.
Prossimamente continuerò a parlare di questo argomento, cercando di fornire piccoli esercizi di meditazione che aiutano l’uomo a crescere e a vivere meglio.
Spero che questo articolo vi sia piaciuto, lasciate pure un commento, oppure chiedete se avete dei dubbi, ci tengo!

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osho-e-la-musicaParlando di musicoterapia, nada yoga e musica curativa in generale, ho spesso cercato di descrivere il pensiero di grandi maestri e filosofi del passato. Cercherò di delineare in quest’articolo la filosofia di Osho sulla musica e la meditazione, anche grazie alle molte storielle metaforiche e spiritose che il maestro amava tramandare ai suoi discepoli.

 

Non croci ma chitarre!

La positività dell’insegnamento di Osho è certamente contenuta nella metafora della croce, come pena, e della chitarra, come veicolo della gioia della musica. La musica diventa quindi metafora danzante della vita che ci circonda ogni giorno.

Tutt’intorno a noi, qui sulla Terra, c’è un’immensa risata. Tutti ridono, gli alberi, gli uccelli, tutti ad eccezione dell’uomo. La sua tristezza deriva dal voler rimanere troppo aggrappato alle parole, senza concedersi momenti di puro silenzio. Nel silenzio c’è musica, c’è danza, c’è vita, c’è il tempio del divino. Non servono ideologie, serve solo partecipare alla danza universale. Questa è la sola rivoluzione possibile. La nostra stupidità ci fa ascoltare persone il cui scopo è quello di renderci tristi, perché così possono rompere la sintonia con quello che ci circonda. Così possono sfruttarci, renderci schiavi, opprimerci. Senza l’armonia che dovrebbe esserci, si è soli, divisi ed è più difficile ribellarsi. La vera ribellione comincia dalla risata. Iniziamo a ridere dei nostri leader religiosi, sono finti, sono ipocriti. Ridiamo dei politicanti che ci ingannano continuamente. E’ solo una banda di criminali. Il giorno in cui tutti rideremo in faccia a queste persone il loro potere svanirà e noi porteremo chitarre in giro, non le croci che abbiamo adesso. Ogni croce che portiamo dovrebbe essere sostituita da una chitarra! (La chitarra l’ho messa io, in realtà mi pare che nella storia originale si parlava di uno strumento indiano, ma data la mia deformazione professionale penso che la chitarra ci possa stare).

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Canto , musica e meditazioneLa meditazione è una medicina per la “malattia” che comunemente chiamiamo “mente”, infatti, se ci pensate, medicina e meditazione hanno la stessa radice. La mente è una malattia nel senso che lavora in maniera meccanica ripercorrendo gli stessi schemi, più o meno coerenti ed eticamente corretti, inducendoci ad allontanarci dalla verità. Liberarsi dalla mente significa perciò dominarla ed essere liberi da schemi mentali mai congrui alla situazione che ci troviamo ad affrontare. Quando la mente scompare, rimane solo pura musica, musica celestiale, musica sacra.

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Effetto Mozart: intelligenza a lungo termine ma benessere subito

effetto mozartParliamo del controverso argomento conosciuto col nome di “Effetto Mozart”. Controverso perché è stato studiato dai fisici Gordon Shaw e Frances Rauscher, cha hanno poi pubblicato le loro ricerche in diversi articoli su due importanti riviste scientifiche, Nature Neurological Research, ma purtroppo nessuno è stato successivamente in grado di ripetere gli esperimenti ottenendo gli stessi risultati.

I ricercatori arrivarono alla conclusione che la musica di Mozart, e la musica barocca, esercitano un effetto sui neuroni degli ascoltatori. La scoperta era che dopo l’ascolto, la memoria e l’intelligenza delle persone coinvolte, aumentavano per brevi periodi, e questo succedeva anche negli animali sottoposti agli stessi ascolti.

In seguito, si è ritenuto tutto l’esperimento inattendibile per il fatto che non è stato possibile verificarlo da altri ricercatori in successive prove. Naturalmente il metodo scientifico ha i suoi parametri, ma bisogna ricordare che Shaw e Rausher non sono gli unici che si sono occupati di questa materia.

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Ascolto “profondo”, un modo diverso di apprezzare la musica

Mani su pianoforteOrmai, dopo molti articoli scritti su questi temi, è chiaro che credo in un’influenza molto forte della musica sulla persona. MusicoterapiaNada yoga,massaggio sonoromeditazione, riti religiosi,educazione musicale e molte altre pratiche spirituali, esoteriche, culturali e mediche fanno un utilizzo del suono che va ben oltre il mero intrattenimento e il piacere per ascolto della musica.Oggi voglio suggerire un modo di ascoltare musica che si spinge più in profondità. E’ una specie di gioco, nel quale la regola fondamentale è che bisogna usare l’ascolto come occasione d’immersione interiore. Questo si fa prestando attenzione alle sensazioni che emergono dal profondo, agli stimoli prodotti dai diversi brani sul corpo, sulle emozioni del proprio centro.

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