Linguaggio musicale elevato genera elevato apprendimento

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Linguaggio musicale elevato genera elevato apprendimentoAnticamente il sapere e l’educazione erano trasferiti oralmente, e anche se ora questi metodi sembrano obsoleti e primitivi, forse vi sono caratteristiche da riconsiderare. Sappiamo infatti che l’intelligenza è di vari tipi (matematica, emotiva, sociale, ecc.) e che inoltre il nostro cervello è diviso in due emisferi, con caratteristiche diverse, che dovrebbero essere ben equilibrati per compiere al massimo le loro funzioni.

 

Per stimolare la capacità analitica e mnemonica assieme al pensiero critico, intuitivo e creativo, costruendo così una personalità più completa, che comprenda anche un “essere” per il futuro uomo, l’antico educatore aiutava gli studenti a “tirare fuori” il meglio di sé con domande e con suggerimenti su come porsele, anziché fornire un pacchetto preconfezionato come avviene ai nostri giorni. Ad esempio Socrate era solito all’insegnamento attraverso domande per i suoi discepoli, con lo scopo di arrivare all’intuizione e radicare la conoscenza più in profondità, senza renderla una mera e piatta nozione, che non stimola in pieno l’allievo.

L’istruzione moderna non aiuta ad aumentare il QI, poiché la scrittura alfabetica e i moduli di materia pre-confezionati sono “congelatori di sapere” che impoveriscono, anche perché non stimolano a sufficienza l’udito e l’immaginazione degli studenti.

Un aspetto importante del sapere tramandato oralmente è naturalmente l’udito, infatti, come vi sono due emisferi differenti nel cervello, anche le orecchie lo sono. L’orecchio destro è dominante, perché è governato dall’emisfero sinistro, quello più razionale. L’effetto di questa predominanza è che i suoi impulsi sono più veloci e precedono quelli dell’altro orecchio (ecco perché di solito si ascolta il telefono con l’orecchio destro). Non è importante solo l’udito, ma più ancora l’ascolto, perché serve che entrambi gli stimoli uditivi siano “ascoltati”.

Per ascoltare davvero e quindi apprendere, è necessaria l’attenzione, e per avere attenzione, deve avvenire una stimolazione più completa possibile, perché è vero che se da una parte abbiamo la “capacità di concentrazione”, dall’altra anche la sorgente deve essere configurata in questo senso. Perciò possiamo dire che l’arte è una sorgente completa e stimolante, che genera un apprendimento migliore. La musica, dal canto suo, essendo prettamente uditiva, ha un ruolo fondamentale.

Se non vi è la parola, l’emisfero destro è più coinvolto, e questo spiega perché molte persone trovano difficoltà nell’ascolto di musica strumentale. Il motivo è che essa necessita di maggiore “attenzione”. E’ quindi, per così dire, più faticosa da ascoltare, ma anche consigliabile e benefica. Inoltre ogni musica (anche cantata) che sia di elevata qualità presenta le stesse caratteristiche. Questo almeno per equilibrare un mondo nel quale la stimolazione visiva è preponderante, e questa, quando non implica un alto livello di attenzione (teatro, cinema d’autore, arte visiva, ecc.) non porta da nessuna parte.

by Wenz

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1 Commento

  1. guitargirl

    Questo è interessante, perché mi richiama un articolo che avevo letto tempo fa sui vari stili di apprendimento delle persone, in cui può prevalere la risposta ad uno stimolo uditivo, visivo o cinestetico. Esempio, alcune persone ricordano meglio ciò che si dice loro che non quello che leggono e anzi lo stimolo visivo sembra interferire con quello uditivo, fanno un po’ fatica a decifrare i simboli visivi, esempio ‘a caso’ uno spartito musicale, e nello sforzo non riescono quasi più a sentire quello che suonano…chiaramente il massimo sarebbe possedere un equilibrio di interazione tra tutti i sensi di cui disponiamo, e forse davvero è questione di ‘allenare’ l’attenzione. Aloha from a not very visual girl.

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