Musica per imparare di più e meglio

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CONGRESSO

Le note migliorano le funzioni del cervello
e le sue capacità cognitive, favorendo l’apprendimento

Musica per imparare di più e meglio

Cervello e Musica

MILANO – Crescere e imparare con la musica: con le note si migliora l’apprendimento, si favorisce lo sviluppo cerebrale e si riduce lo stress in bambini svantaggiati, che vivono in famiglie povere e spesso finiscono per avere più difficoltà a scuola. Lo dimostra uno studio presentato a Firenze all’8° Congresso Mondiale dell’International Brain Research Organization, uno dei più importanti nel settore delle neuroscienze.

STUDIO – I dati arrivano da una ricerca condotta da Helen Neville, dell’Istituto di Neuroscienze dell’università dell’Oregon negli Stati Uniti: l’esperta ha coinvolto 141 bimbi con meno di sei anni e i loro genitori, scegliendoli in famiglie di basso livello socioeconomico. Alcuni sono stati sottoposti per otto settimane a un training “musicale”, attraverso sedute di ascolto e suono della musica a cui partecipavano sia i piccoli che i genitori; gli altri hanno partecipato a programmi meno specifici mirati al miglioramento dell’attenzione nei bimbi o alla semplice frequenza della scuola materna. Al termine dei due mesi di test i risultati ottenuti dai bimbi che sono venuti a contatto con la musica sono stati nettamente migliori: erano più attenti, avevano un comportamento più tranquillo e competenze sociali migliori, erano meno stressati, pure i loro genitori avevano imparato a stare con i loro figli in maniera più costruttiva e positiva.

MUSICA – «Purtroppo la performance scolastica dei bambini può essere in larga parte “prevista” semplicemente considerando il livello socioeconomico e lo stipendio dei genitori: quasi ovunque la povertà riduce le probabilità di successo scolastico (commenta Domenico Pellegrini-Giampietro, farmacologo dell’Università di Firenze e Segretario Scientifico del congresso). Per questo è importante pensare a programmi per migliorare l’apprendimento mirati a bambini delle fasce sociali svantaggiate. Sappiamo che il cervello è “plastico”, molto malleabile: in grado diverso e con tempi variabili, i sistemi cerebrali possono essere “spinti” a migliorare fornendo loro il giusto tipo di stimoli. La musica è uno di questi: riesce infatti ad aumentare le capacità di attenzione selettiva e sappiamo che ha un impatto estremamente positivo sullo sviluppo cerebrale generale». Gli effetti peraltro sono a lungo termine: poche settimane fa una ricerca pubblicata sulla rivista Neuropsychology ha dimostrato che ascoltare spesso musica e imparare a suonare un strumento da piccoli consente di arrivare alla terza età con un cervello più in forma, con un minor rischio di deficit cognitivi e demenza.

CONGRESSO – Durante il congresso mondiale di neuroscienze fiorentino sono stati presentati numerosi studi sulle risposte cerebrali all’ascolto delle note, scoprendo ad esempio che la musica suscita emozioni attraverso l’attivazione di una via specifica del cervello, il sistema dopaminergico mesolimbico, coinvolta anche negli effetti gratificanti dei piaceri della vita (cibo, sesso) e delle sostanze d’abuso (alcol, eroina, cocaina). La musica è però solo uno dei moltissimi temi di cui si è discusso al congresso fiorentino, uno dei più importanti al mondo nel campo degli studi sul cervello. «Erano . La musica è però solo uno dei moltissimi temi di cui si è discusso al congresso fiorentino, uno dei più importanti al mondo nel campo degli studi sul cervello. «Erano presenti i maggiori esperti mondiali di optogenetica, un nuovissimo settore di ricerca che cerca di unire metodi di genetica e di ottica per valutare l’attività di tessuto cerebrale vivente (spiega Pellegrini Giampietro). Inoltre, si è fatto il punto sulla neurogenetica, la trascrittomica, i farmaci più innovativi, la neurorobotica e i circuiti neurali. Grazie a metodi di indagine sempre più complessi e all’impiego coordinato di tecnologie all’avanguardia abbiamo oggi moltissime informazioni sul cervello, che cos’è e che cosa fa. Ma l’aspetto maggiormente peculiare del congresso è stata la partecipazione di moltissimi giovani scienziati da Paesi in via di sviluppo, dall’Africa all’Iran: sono state messe a disposizione borse di studio per consentire ai giovani di trascorrere un periodo di formazione nel nostro Paese, sono stati organizzati simposi dedicati perché potessero presentare e discutere i loro lavori. Questo perché siamo profondamente convinti che il futuro della scienza dipenda anche dal contributo che potranno dare i giovani, soprattutto se riusciremo ad aprire le porte agli scienziati dei Paesi in via di sviluppo», conclude Pellegrini-Giampietro.

Articolo di Elena Meli del 13 luglio 2011
tratto da: CORRIERE DELLA SERA.it

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