Fusione fredda: la Nasa si sta interessando all’E-Cat di Rossi?

Centrale nucleare in demolizione

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Ho già parlato dell’esperimento di fusione fredda dell’ingegner Rossi a Bologna all’inizio dell’anno. Ora si muove qualcosa su questa tecnologia, che non è ancora dimostrata, ma se anche la Nasa se ne occupa ci sarà un motivo forse? Speriamo, comunque riporto questo articolo di Irene Zreick del 21 Luglio 2011 pubblicato su Focus.it, è un’intervista a Dennis Bushnell, capo degli scienziati del Langley Research Center della Nasa.

Dennis Bushnell partecipa ai programmi di volo umano nello spazio della Nasa già dal progetto Gemini (1963): oggi è a capo della struttura di ricerca del Langley Research Center della Nasa. Lo scorso aprile, nel corso di una lungaintervista telefonica concessa a Bill Moore, inviato di EV World, si è trovato a parlare anche di fusione fredda e Lenr (low energy nuclear reactions, reazioni nucleari a debole energia), e dell’E-Cat, l’energy catalizer (catalizzatore di energia) di Rossi e Focardi: tecnologie che – afferma Bushnell – potrebbero riportare sotto controllo i cambiamenti climatici e ridurre, o addirittura azzerare, il nostro bisogno di petrolio e carbone.

Riportiamo qui uno stralcio dell’intervista, limitatamente alla parte in cui Bushnell parla di Lenr e E-Cat: il testo all’interno delle parentesi quadre sono della Redazione di Focus.it. L’intervista originale completa (in inglese, in due parti) si può scaricare in formato mp3 dal sito di EV World a partire da The Future of Energy.

Dopo la pubblicazione della trascrizione dell’intervista su diversi siti web, Bushnell si è lamentato della scomparsa di un “piccolo dettaglio” nelle sue dichiarazioni a proposito dell’E-Cat: «If it is real», ossia “se è vero”, “sefunziona” (che qui abbiamo reintegrato). Esattamente quello che speriamo tutti.

L’E-CAT DI ROSSI E FOCARDI E LA FUSIONE FREDDA

Moore: Quello che vorrei fare è una carrellata su alcune di quelle che ritiene essere le prospettive più promettenti.
Bushnell: La prospettiva più interessante e promettente – ancora lontana, ma forse non così tanto – al momento è quella delle reazioni nucleari a debole energia [LENR, low energy nuclear reactions]. È il risultato di un ventennio di lavoro da parte di persone che producono energia ma non ne sanno niente, e pensiamo di avere una teoria in proposito. Si tratta di produrre decadimento beta e calore senza radiazione. La ricerca è molto promettente e da sola, se avesse successo, letteralmente risolverebbe i problemi di clima ed energia.

M: [Quando ho saputo del lavoro di Rossi e Focardi in Italia] la prima cosa che ho pensato è stata… “un’altra di quelle cose che chiamano fusione fredda, non staranno manipolando altri esperimenti?”. Ma una coppia di scienziati svedesi molto importanti [Sven Kullander e Hanno Essén, ne parliamo su Focus 226] sono andati a investigare e ritengono che ci sia qualcosa di interessante. Inoltre, leggendo alcune delle sue recenti pubblicazioni ho pensato che se la Nasa tiene d’occhio questa cosa avremmo dovuto farlo anche noi. È molto emozionante l’idea che ci sia davvero sotto qualcosa di grosso. Che cosa crede che succeda a livello atomico?
B: Torniamo indietro di qualche anno. Pons e Fleischmann hanno sviluppato questo esperimento di “fusione fredda” circa 22 anni fa e hanno avuto dei problemi a replicarlo. Inoltre, tutti i teorici della fusione hanno protestato e dichiarato che quella non era “fusione”. E avevano ragione, non lo è. Dopo 20 anni di intensa sperimentazione in tutto il mondo, in quasi tutti i Paesi, siamo stati in grado di ottenere alcuni risultati, ma l’energia prodotta in questi esperimenti di fusione fredda non era sufficiente a far bollire l’acqua per il tè. Quindi non catalizzava un grande interesse. Nessuno sapeva cosa fosse.
Nel 2005-2006, Widom e Larsen se ne uscirono con una teoria che diceva pressappoco così: “No, questa non è fusione fredda, si tratta di interazioni deboli secondo il Modello Standard della meccanica quantistica”. Solo interazioni deboli. Secondo questa teoria non c’è bisogno di deuterio o di palladio, vanno bene anche l’idrogeno e il nickel.
In questo modo si crea una connessione elettrone-protone che produce neutroni ultra-deboli e [in certe condizioni] decadimento beta e perciò calore. Tra il 2006 e il 2007 abbiamo iniziato a interessarci al fenomeno e a preparare degli esperimenti che siamo pronti ad avviare giusto adesso e che ci permetteranno di verificare sperimentalmente, forse, la teoria Widom-Larsen e di capire se effettivamente spieghi quello che sta succedendo. Nel frattempo, abbiamo impiegato la teoria quantistica per ottimizzare la morfologia e la struttura degli elementi necessari.
Poi, nel gennaio di quest’anno, Rossi, con Focardi alle spalle, che ha lavorato sull’argomento per anni con alcuni dei migliori risultati al mondo, ha dato questa dimostrazione, e poi nuovamente in febbraio e in marzo, quando per giorni una di questa celle, una piccolina, è andata avanti a produrre energia in un range che va dai 10 ai 15 kilowatt, che è molto più di quanto serva a far bollire il tè. E hanno detto che si tratta di interazione debole, non fusione. [In realtà il test più breve è durato 30 minuti, il più lungo 18 ore.]
Quindi penso che abbiamo quasi risolto il problema del “non capiamo che cosa sia”, e anche quello del “non produce nulla di utile”. Penso che andremo avanti molto velocemente, ora. Se funziona cambierà completamente lo scenario geoeconomico e geopolitico e risolverà i problemi energetici.

M: Ho visto il video del test [online anche su Focus.it]. Stavano usando, credo, idrogeno e nickel, e li caricavano nel dispositivo. A giudicare dal video e dalle foto [il reattore, la black box] sembra avere circa le dimensioni di un pugno e ha continuato a funzionare dalle 10:45 del mattino fino intorno alle 4:30, quando l’hanno spento. Non ricordo esattamente la quantità di energia generata ma era notevole, in forma di vapore.
B: Produce calore e l’ha fatto per giorni, in un range tra i 12 e i 14 kW. E al momento stanno realizzando, usando un gran numero di questi dispositivi, un impianto da 1 MW in Grecia.

M: Quindi Lei pensa che questa teoria sia stata sviluppata dagli scienziati della Nasa nel 2005?
B: No, la teoria è stata sviluppata da Widom e Larsen. Widom è un membro della facoltà di Northeastern e Larsen ha un’azienda a Chicago.

M: Quindi [il dispositivo di Rossi e Focardi] sembra promettente perché genera vapore, e ovviamente è quello che succede anche in un impianto nucleare o a carbone. E il vapore può far girare una turbina che produce energia.
B: Sì, una volta che hai il calore puoi fare tutto. Vorremmo per esempio usare la Lenr per dare energia a un veicolo spaziale, che in linea di teoria avrebbe così performance migliori di un normale razzo a fissione nucleare.

Ecco il link dell’articolo originale: http://www.focus.it/scienza/fusione-fredda-l-e-cat-di-rossi-fa-gola-alla-nasa_C12.aspx

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