Lo scontento Divino

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Lo scontento DivinoIl viaggio che tutti compiamo, pare non abbia meta alcuna. Il viaggio in sé è la meta, come fosse una crescita senza fine. Quello che impariamo è l’essere qui nel presente, e più ci immergiamo in esso, più aumenta la sensazione di non aver lavorato abbastanza su di sé.

 

La sensazione d’incompiutezza permane perché più si comprende della vita, maggiore è l’aspirazione a comprendere di più. Raggiunta una vetta ecco che un’altra si propone davanti a noi, in un processo infinito. Ecco quello che i mistici definiscono “scontento divino”.

Essere insoddisfatti di sé stessi, riguardo la dimensione interiore, è una cosa positiva. E’ un importante insegnamento che molti Buddha del passato ci hanno lasciato. Significa rivolgere le proprie attenzioni non al mondo esterno, ma piuttosto al proprio interno e cercare di crescere assolvendo alle proprie necessità spirituali. Cosa che molti non si sognano nemmeno possa essere importante, oppure ne sono completamente all’oscuro, dato il loro completo coinvolgimento nelle dinamiche del mondo esteriore.

La bellezza della vita è il suo perenne mutamento, in cui non c’è una fine o uno scopo ultimo, ma solo la gioia di compiere questo viaggio in cui non esistono punti fermi.

(articolo ispirato agli insegnamenti di Osho)

by Wenz

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2 Commenti

  1. Daniela

    In un villaggio sperduto del Missouri, lungo la Route 66, l’anno scorso lessi un cartello: “Life is a journey, not a destination” e leggendo le tue parole Enzo, mi ritorna alla mente come se fosse ieri!!!
    Non è facile immergersi nel qui ed ora, senza vedere il processo in atto, noi che siamo così abituati a pensare sempre avanti o, peggio, indietro! Mi rendo sempre più conto però, che questa è l’unica strada possibile: una volta tornata da un viaggio la voglia di ripartire è irrefrenabile, una volta suonato o inciso un brano musicale si pensa sempre a quello successivo e così via…credo che per essere felici dobbiamo comunque prendere atto di questa condizione (lo scontento Divino) e trasformarla in occasione positiva per elevarci interiormente e migliorare, anche se la tentazione a “buttarsi giù” è forte.

    Grazie Enzo per le tue parole!

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    1. Wenz (Autore Post)

      Grazie a te Daniela per il tuo contributo. Purtroppo non siamo aiutati a comprendere come sarebbe più proficuo convogliare le nostre energie, la nostra società è molto lontana da questo modo di intendere la vita. Siamo sempre spinti a proiettarci da qualche parte, pensando a qualcosa che dovrà arrivare o che è già stato. Questo lo definirei lo “scontento del mondo”. Poi, se alcune volte troviamo il modo e il tempo di fermarci un momento e immergerci nel nostro presente, ci si apre un mondo sconosciuto, che può anche fare paura, ecco allora lo “scontento divino”. Non c’è nulla da temere però, come dici tu è una spinta che dovrebbe diventare occasione di crescita positiva, in grado di elevarci. Siamo qua per provarci no? E allora forza! 🙂

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