Cos’è la vera solidarietà?

19 Dicembre 2018 0 Di Enzo Crotti
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Storia cadere nel pozzo

La vera solidarietà è qualcosa che rende liberi e non schiavi o dipendenti. Inoltre la vera solidarietà è lontana dall’ipocrisia di chi aiuta per continuare ad aiutare. Per capire meglio cos’è la vera solidarietà proviamo a cominciare da un’antica storia cinese.

Antica Storia cinese sulla Solidarietà

Durante una festa un uomo cadde in un pozzo non circondato da muri protettivi, come si costruivano in quell’epoca in Cina. L’uomo gridava: «Salvatemi!», ma a causa del frastuono della musica e delle danze nessuno lo sentiva.

Passò nei paraggi un monaco buddhista e sentendo queste urla si chinò sul pozzo e guardò in basso. “Meno male!” disse l’uomo da sotto, e continuò dicendo che aveva paura di morire, ma adesso era salvo.
Il monaco però rispose: «Ciò che ti è successo dipende sicuramente da una cattiva azione del passato, per cui accetta la tua punizione e muori conseguendo la libertà! Nella prossima vita ricomincerai ripulito dalle tue colpe», e così dicendo se ne andò.
L’uomo pensò che non era certo di filosofie e saggezza che aveva bisogno in quel momento e sperò in qualcun altro.

Arrivò un vecchio taoista per bere al pozzo. L’uomo stava sempre urlando per farsi salvare ma lui disse: «Accetta ciò che viene, sii uomo!», e aggiunse: «Noi crediamo nell’individuo e nella sua libertà. Cadere nel pozzo e morirci è una tua libertà, ti darò solo un consiglio: accetta il tuo destino e sii felice, intona una canzone e lascia questo mondo. Prima o poi tutti moriremo, quindi perché salvarti?». E anche lui se ne andò.

A quel punto sopraggiunse un confuciano, e l’uomo sperò in lui, perché i confuciani sono più pratici, più concreti. Pensò che doveva fare in modo diverso dalle volte precedenti. «Sono fortunato che sia passato di qui uno studioso di Confucio, ti prego fa qualcosa per me. Confucio insegna: “Aiuta gli altri”».
Il monaco confuciano rispose: «Ti aiuterò. Andrò in città e protesterò fino a quando il governo non metterà un muro di protezione intorno a tutti i pozzi della Cina».
Allora l’uomo disse: «Ma per allora io sarò già morto!».
Il confuciano replicò: «L’individuo non conta, solo la società è importante! Quindi non sprecherò il mio tempo qui quando posso andare subito al punto».

Il quarto uomo che passò era un frate missionario cristiano. Aveva con sé una borsa, la aprì e ne estrasse una corda e porse in salvo l’uomo in un attimo. «La tua religione sembra la più vera e concreta» disse il malcapitato appena salvo.
Il missionario rispose: «Certo, noi siamo sempre attrezzati. Sapendo che spesso le persone cadono accidentalmente nei pozzi, porto sempre una corda per salvarli. Il nostro scopo è aiutare il prossimo, infatti solo salvando gli altri posso salvare me stesso. Però mi preoccupa quello che ha detto il confuciano. Se il pozzo fosse protetto da un muro nessuno vi cadrebbe più, e come farei io a salvarlo e mettermi al suo servizio?».

Commento

Quale tra i quattro “pensieri” religiosi era il migliore?
Questi pensieri lavorano su piani differenti, da quello più concreto a quello più elevato. Credo che tutti abbiano qualcosa di giusto e qualcosa di sbagliato. Se parliamo di altruismo, allora dovremmo mettere sempre prima gli altri di noi stessi. Però probabilmente non sarebbe pratico, infatti l’egoismo è necessario per la sopravvivenza. Senza di esso non dovremmo nemmeno mangiare per non uccidere altre creature di Dio. Credo che la consapevolezza dell’esistenza di questi diversi “piani esistenziali” e il loro rispetto sia la chiave. Perciò l’ideale è una fusione tra loro.

Le azioni passate hanno ripercussione sul presente, non dimentichiamolo. Accettare con la giusta predisposizione ciò che accade non esclude il lottare perché ci accada il meglio che riteniamo giusto per noi. Occorre lottare per le cose che migliorano la società e lo stato di chi è più debole. Siamo pratici e facciamo tutto ciò senza perdere di vista la realtà e le cose concrete che possiamo fare per noi stessi e per gli altri. Se non salviamo prima noi sarà molto difficile essere utili a qualcun altro.

La storia cinese è tratta dal libro: “Liberi di essere”, di Osho (Oscar Mondadori del 2008).


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