Lavoro, economia e cultura per un musicista

26 gennaio 2018 0 Di Enzo Crotti
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riflessioni su economia, lavoro e culturaCredo fermamente che dovrebbero essere presenti più artisti in parlamento, perché mi pare che manchi una visione a lungo raggio per il benessere della nostra società. Anche se non sono un parlamentare, vorrei che il punto di vista di un musicista possa dare un contributo e sollecitare l’attenzione delle persone. Così ecco cosa pensa un musicista di lavoro, economia e cultura.

 

Naturalmente credo che la musica e la cultura in generale siano più importanti di quanto si creda, ma vorrei dimostrarvelo in modo tangibile.

I dati sul lavoro

I dati che vengono citati dall’Istat sul lavoro non sono esplicativi della reale situazione, servono solo a facilitare il lavoro e la propaganda politica. Ad esempio si cita l’aumento dell’occupazione come un buon risultato delle politiche dei Governi. Ebbene questo dato da solo non spiega nulla, perché se prima il lavoro e la produzione che faceva una persona ora la fanno due persone percependo la metà dello stipendio, per l’occupazione questa è crescita, ma in realtà non lo è. In effetti i dati che realmente spiegano il livello del lavoro in Italia sono piuttosto: produttività, ore lavorate e stipendio medio. Se andiamo ad analizzare questi dati, vediamo come la produttività è in calo negli ultimi anni, e le ore lavorate sono diminuite addirittura di un miliardo dal livello pre crisi. Questi due dati bastano per spiegare che un aumento di occupazione non legato ad un miglioramento della qualità del lavoro significa solo che più persone guadagnano meno di prima, e mi pare un risultato di poco conto sapendo che una legge come il Jobs Act ha cancellato importanti diritti dei lavoratori stanziando ingenti risorse a fronte di scarsi risultati.

Produttività ed Europa

Firmando i trattati internazionali abbiamo anche causato il nostro declino, perché in passato quando l’Italia era in crisi deprezzava la propria moneta, recuperando competitività sul mercato ed esportando di più. Ora abbiamo una moneta più stabile, che ci permette di risparmiare sull’acquisto di materie prime, ma che ci obbliga ad usare un altro metodo per migliorare la nostra economia: la produttività. Purtroppo la produttività italiana non cresce e in alcuni settori pubblici è bassissima, causando gravi danni al nostro sistema economico. Aspettare ore per anche solo per spedire una raccomandata alle Poste può sembrare una cosa da nulla, ma se la moltiplichiamo per tutte le inefficienze del sistema paese, capiremo che questo penalizza fortemente l’Italia. Il problema è quindi culturale e non si risolve in un breve periodo, ma richiede investimenti a lungo termine.

I Governi fin’ora non hanno intrapreso questa strada, ma hanno invece agito abbassando il costo del lavoro ed impoverendo le classi più deboli. Questo metodo va da se che non porta da nessuna parte, perché generare disuguaglianze sociali troppo accentuate porterà alla disgregazione della società italiana. E allora come si può fare?

Reddito di cittadinanza

Nei programmi dei vari schieramenti politici compaiono misure per la redistribuzione del reddito: alcuni lo chiamano reddito di cittadinanza, altri reddito d’inclusione, ecc. Naturalmente i sostegni dovranno essere erogati con le dovute condizioni, a patto cioè che le persone s’impegnino a prestarsi per lavori socialmente utili e per formarsi se richiesto, o ad accettare un lavoro proposto. Si tratta di misure importanti nel breve periodo, perché anche se gli stipendi medi aumentano non è detto che migliori anche la situazione della gente, infatti poche persone che guadagnano molto alzano la media. In questo momento storico la redistribuzione del reddito è l’unica cosa che può rimettere in moto i mercati, e ora l’hanno capito un po tutti, anche se con intensità differenti. Bisogna dire che Il Movimento 5 Stelle ha proposto queste misure già da anni, grazie ai risultati del sistema informatico e dei Meet Up, che raccolgono e capiscono prima le esigenze della società, ma questo è un altro discorso.

Educazione, Cultura e Lavoro

la vera buona scuola

Il lavoro deve essere di qualità e ben organizzato perché effettivamente ci sia crescita della produttività e dell’economia. La qualità deriva dal merito, dall’organizzazione e dall’innovazione. In questo l’educazione ha un ruolo primario e fondamentale, assieme alla cultura. Le discipline culturali, e soprattutto la musica di cui mi faccio sostenitore, sono attività formative eccellenti per tutti, poiché insegnano la disciplina e aumentano l’intelligenza e l’adattamento di chi vi si applica, questo è dimostrato ampiamente da eminenti studi scientifici. I precedenti Governi non hanno migliorato praticamente niente di scuola e cultura, dimostrando una scarsa lungimiranza e pesando solo al lato economico, come ad esempio “La Buona Scuola“, una riforma che non ha toccato minimamente i programmi scolastici. La scuola per funzionare bene ha bisogno di insegnanti preparati e programmi moderni, che mirino a creare persone competenti, sì, ma soprattutto efficaci. Occorre quindi aggiornarsi e lasciare che i ragazzi possano interessarsi ad attività che ricreano ma che soprattutto “stimolano il cervello, non insegnando quello che le persone devono dire, ma come sviluppare le proprie capacità nel modo migliore. Ad esempio il sistema finlandese ha ottenuto risultati eclatanti in questo.

In conclusione

E’ inutile focalizzarsi su destra e sinistra, i Governi italiani da entrambe le parti non hanno fatto che sminuire l’istruzione relegando le arti e la cultura ad un ruolo inferiore negli interessi generali, e questo non farà che impoverire il nostro paese. Se vogliamo avere un futuro migliore dobbiamo preoccuparci oggi di formare persone in modo più efficace, e in questo la cultura ha un ruolo fondamentale, per piccoli e grandi. Anche per questo motivo abbiamo bisogno che più artisti s’impegnino per migliorare la nostra società, e che i partiti politici eleggano più persone con l’emisfero destro del cervello ben sviluppato. Rido quando penso alla famosa frase: “con la cultura non si mangia”, piuttosto direi che senza cultura si mangia molto male!

(FONTE: ENZOCROTTI.IT)


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Lavoro, economia e cultura per un musicista
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Vorrei che il punto di vista di un musicista possa dare un contributo e sollecitare l'attenzione delle persone. Così ecco cosa pensa un musicista di lavoro, economia e cultura.
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