Lo scontento Divino

27 dicembre 2011 2 Di Enzo Crotti
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Lo scontento DivinoIl viaggio che tutti compiamo, pare non abbia meta alcuna. Il viaggio in sé è la meta, come fosse una crescita senza fine. Quello che impariamo è l’essere qui nel presente, e più ci immergiamo in esso, più aumenta la sensazione di non aver lavorato abbastanza su di sé.

 

La sensazione d’incompiutezza permane perché più si comprende della vita, maggiore è l’aspirazione a comprendere di più. Raggiunta una vetta ecco che un’altra si propone davanti a noi, in un processo infinito. Ecco quello che i mistici definiscono “scontento divino”.

Essere insoddisfatti di sé stessi, riguardo la dimensione interiore, è una cosa positiva. E’ un importante insegnamento che molti Buddha del passato ci hanno lasciato. Significa rivolgere le proprie attenzioni non al mondo esterno, ma piuttosto al proprio interno e cercare di crescere assolvendo alle proprie necessità spirituali. Cosa che molti non si sognano nemmeno possa essere importante, oppure ne sono completamente all’oscuro, dato il loro completo coinvolgimento nelle dinamiche del mondo esteriore.

La bellezza della vita è il suo perenne mutamento, in cui non c’è una fine o uno scopo ultimo, ma solo la gioia di compiere questo viaggio in cui non esistono punti fermi.

(articolo ispirato agli insegnamenti di Osho)

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