Il fare e il non fare

osho e gurdjieff: Il fare e il non fareVivere nella società significa essere addestrati all’azione. Le istituzioni hanno bisogno di noi come “operai” nelle diverse attività di produzione che esistono, dalle più sincere a quelle più subdole per avidità e potere (vedi guerre e terrorismo).

 

L’essere umano viene così trasformato in uno schiavo, che deve sempre “fare” dalla sera al mattino, e che non trova ristoro nemmeno dal sonno, per il pensiero di ciò che dovrà venire il giorno seguente.

Nella vita non esiste solo la dimensione attiva, c’è anche quella passiva, il così detto “non fare”. Gurdjieff chiamerebbe probabilmente la prima “maschile” e la seconda “femminile”. Per il benessere della persona, e della società in quanto somma d’individui, entrambe sono necessarie.

L’attività serve per sopravvivere, per mangiare, vestirci, procurarsi un’abitazione, è necessario occuparsi di queste cose e cercare di fare in modo che siano alla portata di tutti. Spesso però il necessario è superato ampiamente e l’attivismo prende il sopravvento impossessandosi della nostra vita. Così non si dedica abbastanza tempo alla propria dimensione meno “materiale”. La nostra spiritualità.

Da questo nascono le malattie della società. La corruzione, l’abuso di potere, la brama di possedere, lo sfruttamento di cose e persone, e altre calamità che non avrebbero senso in un mondo con gente più consapevole. Questo modo di vivere è più simile al “sopravvivere”, anzi direi a una specie di gara alla sopravvivenza!

Il non fare, è qualcosa a cui non siamo abituati, che ad alcuni può sembrare anche una perdita di tempo, eppure da esso arrivano notevoli arricchimenti personali. Fermarsi per qualche tempo e ricercare il silenzio della meditazione, sostituire al verbo fare il semplice essere, immobili aspettare che da sola arrivi una spinta verso l’interno più che l’esterno.

Non fare significa partecipare alla vita, sperimentare il flusso vitale che ci attraversa, che si può percepire solo in quel modo, senza le continue distrazioni delle attività quotidiane. Allora ci si accorge che quando tutto è calmo e silente, quando non stiamo facendo niente, noi comunque siamo, esistiamo. Si percepisce la bellezza intorno a noi, dei fiori, del cielo, dell’infinito che ci attornia. E quando queste cose accadono anche nell’attività, allora la vita diventa magica, e noi diventiamo dei maghi che trasformano quello che toccano in oro.

(articolo ispirato agli insegnamenti del maestro spirituale Osho)

Namasté

by Wenz

 

5 Comments

  1. Le tue parole esprimono i miei concetti in una esposizione direi perfetta, anzi dico – all’indicativo.
    Cerco questa via, quando ce la faccio, nei momenti di pausa del fine settimana, a contemplare la vita per poterne imparare qualcosa.
    E chiudi in maniera preziosa, l’ultima frase è molto esplicativa.
    Ciao, buona serata
    Namastè

  2. Molto bello, questo sito. Complimenti. Lo seguirò con una delle tante tecniche possibili (io ho scelto i feed RSS).
    Quest’ultimo post, anche, mi trova molto affine.
    A tal proposito, sto proprio leggendo “Walden o vita nei boschi”, di Henry David Thoreau, scritto a meta ‘800, in cui questo tema del non fare, anche come reazione ad una società (già da allora!) tutta basata sulla fatica di procurarsi cose non indispensabili.

    • Interessante questo libro, non lo conoscevo ma lo metterò nella lista dei libri da leggere. Grazie per i complimenti Paolo, piacere di incontrarti.
      Namasté
      W

  3. Diceva il Maestro Yoda:

    “Fai o non fare: non esiste il tentare!”

    😉

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