Essere disconnessi dall’esistenza porta facilmente alla frustrazione e all’infelicità

4 marzo 2013 5 Di Enzo Crotti
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combattere l'infelicità grazie alla consapevolezzaVedere la nostra vita come qualcosa di separato dal resto dell’esistenza, può causare grandi frustrazioni. Il movimento della vita ci coinvolge e i nostri progetti possono essere vicini a questa evoluzione continua oppure non tanto. Ecco da cosa può derivare il segnale dell’infelicità.

 

La sgradevole sensazione dell’essere estranei alla vita, spesso non è causata da nessun altro, oltre che da noi stessi. La rigidità con la quale ci proponiamo obiettivi e costruiamo progetti, potrebbe non tenere conto che l’esistenza richiede la nostra connessione ad essa, e ci riserva sempre sorprese che magari non erano previste.

Soprattutto in questa società, nella quale per ragioni di mercato tendono a prevalere modelli bene definiti, essere dinamici ed adeguati all’esistenza non è semplice, ma non esserlo non porta mai a nulla di buono. Non lo porta a cominciare dal singolo individuo, per arrivare alla grande organizzazione del sistema civile ed economico mondiale. Infatti ne vediamo le conseguenze.

Il problema è che l’uomo, con le sue doti limitate, ha l’arroganza di ritenersi più intelligente del tutto che lo circonda, e non coglie i segnali di cambiamento che arrivano per comunicargli la strada migliore da seguire. Essere troppo aggrappati al passato ostacola il movimento, così come lo intralcia pensare con troppa rigidità al futuro, ed ecco che una parte importante di noi si accorge di essere troppo scollegata alla vita, portandoci un senso di frustrazione e malessere che chiamiamo infelicità.

Cercare il rilassamento, in queste situazioni di disagio, vuol dire lasciare che le nostre idee, spesso pressanti e unidirezionali, non ci rendano ciechi nascondendoci gli stimoli che ci vengono dall’esterno e che ci spingono in qualche direzione che non era prevista. Ciò non significa vivere come dei pazzi in balia di non si sa bene cosa, ma piuttosto vuol dire lasciarsi guidare da un’intelligenza arcana, che ci connette a quello che c’è intorno a noi, e che conosce probabilmente molto meglio di noi cosa ci serve e come possiamo ottenerla. Ecco come l’attenzione e la consapevolezza possono aiutarci a vevere meglio. Non realizzando per noi i nostri obiettivi preconfezionati, ma aiutandoci a scegliere passo per passo il cammino migliore da seguire, dandoci anche l’energia giusta per poterlo realizzare.

by Wenz

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