Il problema dell’ascolto fedele della musica curativa

18 luglio 2011 2 Di Enzo Crotti
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Hifi: il problema dell'ascolto fedele della musicaIl formato audio digitale del CD, a partite dagli anni 80, ha velocemente sostituito il precedente disco in vinile e relativo giradischi. Tutto ciò si è tradotto in un enorme risparmio economico per la produzione di impianti stereo e supporti audio.

 

Anche per il consumatore l’impianto è diventato più economico. Non si può dire altrettanto per il CD, che comunque ha risentito di altri problemi legati alla diffusione della musica su internet.

Siccome in questo blog ho parlato più volte dell’importanza della musica e delle sue vibrazioni per il benessere dell’uomo, vediamo che cosa ha significato questa scelta per chi ascolta la musica con un impianto stereo casalingo. Tralasciamo perciò i problemi economici legati al mercato e concentriamoci su cosa significa la rivoluzione digitale per la musica, a partire dal CD per arrivare all’mp3 diffuso nella rete tutt’oggi.

Il primo vantaggio del digitale è legato al rumore di fondo (il così detto fruscio) e alla durata del CD. Avendo evitato lo “sfregamento” della testina del giradischi sul vinile, si è eliminata l’usura del disco e quel rumore di fondo che era presente. Vorrei dire però che i moderni impianti hifi utilizzano componenti molto economici e soprattutto casse audio con impedenze più basse, proprio perché avendo meno fruscio alla base, possono permettersi di aggiungerne un po’ di più dopo.

Trasformare un segnale audio analogico (l’onda acustica) in digitale, significa doverlo campionare, cioè convertirlo in una serie d’informazioni numeriche (i famosi 0 e 1), in modo che un processore possa tradurre di nuovo la sequenza in un’onda acustica da trasferire alle casse. Il problema è che quanto più lo si vuole fare accuratamente, tanto più aumenta il numero d’informazioni da maneggiare. Questo significa che per ottenere più fedeltà all’originale, bisogna impiegare più memoria digitale e lettori più veloci.

Dato questo problema, si è deciso di trovare uno standard che avesse un buon rapporto fedeltà e numero di informazioni, e questo sarebbe il formato attuale del CD che è di 44,1 kHz/16 bit. La scelta è dovuta a particolari calcoli che non sto adesso a precisare, ma che fondamentalmente dicono che dato lo spettro udibile di frequenze per l’uomo da 20 Hz a 22.000 Hz, si prende solo questa parte dell’onda audio e la si converte in digitale, tralasciando ciò che non viene udito dall’ascoltatore.

Questo ragionamento non fa una piega, infatti, l’orecchio umano sente solo alcune frequenze, il problema è che queste sono le frequenze di cui l’uomo è consapevole, cioè le riconosce e sa di sentirle. Vi sono però altre frequenze, più alte e più basse, che sono percepite dal contatto con il corpo e che hanno importanza “fisica” ma non mentale. Se parliamo di mp3 il problema è ancora maggiore, dato che in questo formato il numero di frequenze riprodotto è minore.

Qualcuno potrebbe obiettare che i diffusori acustici (le casse), non possono emettere tutte le frequenze. Questo è anche vero, ma l’ambiente, con le sue rifrazioni, genera da solo alcuni multipli e sottomultipli, trasmettendo poi per contatto queste frequenze all’ascoltatore.

Concludendo dico che se volete ascoltare musica che abbia un effetto benefico più completo, il formato migliore è 96 kHz/24 bit, che può essere riversato sul supporto del DVD. Occorrerà però un lettore adatto a trasmettere questo formato. Se non siete in possesso delle caratteristiche di cui sopra, il consiglio è di accontentarsi in casa di un ascolto non ottimale per la propria musica, cioè del CD audio, ma di frequentare più spesso le sale da concerto e i teatri, dove la musica non è sicuramente privata delle frequenze necessarie ad essere trasmessa interamente al nostro corpo.

by Wenz

 

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