Essere disconnessi dall’esistenza porta facilmente alla frustrazione e all’infelicità

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combattere l'infelicità grazie alla consapevolezzaVedere la nostra vita come qualcosa di separato dal resto dell’esistenza, può causare grandi frustrazioni. Il movimento della vita ci coinvolge e i nostri progetti possono essere vicini a questa evoluzione continua oppure non tanto. Ecco da cosa può derivare il segnale dell’infelicità.

 

La sgradevole sensazione dell’essere estranei alla vita, spesso non è causata da nessun altro, oltre che da noi stessi. La rigidità con la quale ci proponiamo obiettivi e costruiamo progetti, potrebbe non tenere conto che l’esistenza richiede la nostra connessione ad essa, e ci riserva sempre sorprese che magari non erano previste.

Soprattutto in questa società, nella quale per ragioni di mercato tendono a prevalere modelli bene definiti, essere dinamici ed adeguati all’esistenza non è semplice, ma non esserlo non porta mai a nulla di buono. Non lo porta a cominciare dal singolo individuo, per arrivare alla grande organizzazione del sistema civile ed economico mondiale. Infatti ne vediamo le conseguenze.

Il problema è che l’uomo, con le sue doti limitate, ha l’arroganza di ritenersi più intelligente del tutto che lo circonda, e non coglie i segnali di cambiamento che arrivano per comunicargli la strada migliore da seguire. Essere troppo aggrappati al passato ostacola il movimento, così come lo intralcia pensare con troppa rigidità al futuro, ed ecco che una parte importante di noi si accorge di essere troppo scollegata alla vita, portandoci un senso di frustrazione e malessere che chiamiamo infelicità.

Cercare il rilassamento, in queste situazioni di disagio, vuol dire lasciare che le nostre idee, spesso pressanti e unidirezionali, non ci rendano ciechi nascondendoci gli stimoli che ci vengono dall’esterno e che ci spingono in qualche direzione che non era prevista. Ciò non significa vivere come dei pazzi in balia di non si sa bene cosa, ma piuttosto vuol dire lasciarsi guidare da un’intelligenza arcana, che ci connette a quello che c’è intorno a noi, e che conosce probabilmente molto meglio di noi cosa ci serve e come possiamo ottenerla. Ecco come l’attenzione e la consapevolezza possono aiutarci a vevere meglio. Non realizzando per noi i nostri obiettivi preconfezionati, ma aiutandoci a scegliere passo per passo il cammino migliore da seguire, dandoci anche l’energia giusta per poterlo realizzare.

by Wenz

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5 Commenti

  1. francesco

    sul rifiuto delle novità. molti di quelli che si ritrovano infelici pensano (nel malessere) che stare immobili sia la cosa più sicura: chi è infelice si distacca dal mondo per schivarne le prove (percepite come minacce). in realtà, le cose che accadono nella nostra mente, quando siamo immobili e infelici, sono tutt’altro che sicurezza o immobilità: l’esito del vortice interno che l’infelicità provoca è del tutto imprevedibile… premesso ciò, e confrontando ciò che accade all’interno con le prove che ci aspettano fuori, è lecito fare qualche salto mortale pur di salvarsi dal baratro: fuori è divertente perché il vero immobile è fuori; la vita (nonostante i cicli) è immobile perché la natura non conosce tempo (ovvero lo precede); storia e civiltà sono fardelli che opprimono l’interiorità degli uomini, e nell’interiorità si gioca la guerra fra essere e tempo; fuori non siamo, fuori non c’è tempo, fuori da sé l’infelice non può stare tranquillo!!

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    1. Wenz (Autore Post)

      Certo, sono d’accordo con quel che dici, l’infelice sta tranquillo se non ha l’opportunità di scorgere il baratro che esiste in se, ma proprio il fatto di rifuggirlo non fa altro che posticipare la sua “guarigione” dal mal di vivere.

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  2. francesco

    scusa, ma quando si fa ironia (peraltro seriamente) può succedere ….

    fuori da sé l’infelice non può che stare tranquillo!!!!

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  3. Marco

    Ciao Wenz, non mi è chiaro. cosa intendi per “Cercare il rilassamento, in queste situazioni di disagio, vuol dire lasciare che le nostre idee, spesso pressanti e unidirezionali, non ci rendano ciechi nascondendoci gli stimoli che ci vengono dall’esterno e che ci spingono in qualche direzione che non era prevista” ? Cercare il rilassamento o estraniarsi o mantenere una propria integrità ha quindi o non ha una funzione positiva?

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    1. Wenz (Autore Post)

      Ciao Marco, con la frese che hai citato, intendo dire che occorre essere flessibili e aperti ai possibili cambiamenti anche non previsti, certamente avendo obiettivi e propositi da raggiungere, ma lasciando che essi possano modificarsi, senza per questo ritenere di avere fallito. Come ogni altra cosa, avere una propria integrità può essere positivo ma anche no, dipende da quanto questa supposta integrità ci renda ottusi e poco attenti alle situazioni che ci accompagnano nella vita. La grande sapienza sta sempre nell’equilibrare le parti che ci compongono, che sono spesso sconosciute e che possiamo identificare con “corpo, sentimenti, mente, spirito” alcune di queste spesso non sono contemplate nei nostri intenti. Essere rilassati significa sapere che qualche segnale può essere captato da una parte di noi che non abbiamo ben in considerazione, quindi non si tratta di estraniarsi, ma piuttosto di conoscersi meglio, e lo si può fare solo osservandosi.

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