Diventare Amore

consapevolezza, amore e oshoosho - diventare amoreQual è l’energia più grande a cui l’uomo può attingere? L’amore naturalmente!
Io non so voi, ma quando sono innamorato mangio poco, eppure sono molto energetico, mi alzo senza sforzo la mattina, ho un sacco d’idee, creatività. Credo proprio che l’amore sia una forma di energia unica!

 

Adesso dirò una cosa che molti giudicheranno un po’ “azzardata”, comunque ho creato questo blog proprio per esserlo, quindi lo dico. Poi se qualcuno non si trova d’accordo con me, può sempre esprimere la sua opinione nei commenti, io sono aperto alle critiche.

Credo che il motivo per cui ci troviamo su questo pianeta, e viviamo le nostre gioie e i nostri dolori, sia per riuscire un giorno a trascendere la dualità che caratterizza il mondo presente. Quando ho parlato di dolore e felicità, ho detto che essi si accompagnano, come la luce e l’oscurità. Una non può esistere senza l’altra. Per raggiungere un livello di consapevolezza superiore, si deve superare questo meccanismo, riuscendo a essere indipendenti dal bianco e dal nero. Beninteso, la realtà non cambia, ma siamo noi a percepirla in un modo differente.

Parliamo adesso di amore. Se una persona si ponesse l’obiettivo di essere amorevole verso il prossimo, non si potrebbe sottrarre comunque dal provare anche odio. Odio e amore sono due facce della stessa medaglia, uno non può esistere senza l’altro, sono due forme della stessa energia, positiva e negativa. Questa cosa non è così tanto incredibile, se ci pensate, ad esempio ci sono individui che nel nome della religione e dell’altruismo si sono dedicati agli altri, con amore hanno aiutato persone deboli e bisognose, e questo è positivo, ma gli stessi individui hanno combattuto guerre nel nome della religione, hanno compiuto misfatti di ogni sorte per salvaguardare i propri interessi. Oppure si sono semplicemente espressi in maniera dispregiativa verso persone che abbracciavano altre religioni. La storia è piena di esempi di questo tipo.

Ebbene, per trascendere questa dualità, non si dovrebbe diventare amorevoli, ma il nostro vero obiettivo deve essere quello di diventare amore. Non importa quante vite ci metteremo, prima decidiamo di farlo e prima ci arriveremo. Il vero scopo dell’esistenza è questo a mio avviso, prenderci le nostre responsabilità e non giudicare, ma amare.

L’amore dona poesia alla nostra vita, grazie ad esso è possibile cantare e danzare.

La beatitudine, l’estasi esistono solo grazie all’amore. Cerchiamo di essere amore, non amorevoli, perché una persona amorevole prima o poi dovrà odiare, mentre chi si scorda dell’odio, chi non ne sa nulla, ha finalmente superato il confine della dualità, è libero di decidere come comportarsi, non è condizionato dall’esterno.

Bel giorno sarà quello nel quale saremo liberi di essere, senza tutti i condizionamenti che ci arrivano da fuori, allora l’amore sarà sempre con noi. L’Amore Supremo.

Concludo l’articolo citando il Vangelo di Giovanni, cap. 4 versetti 7 e 8:

“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.”

(Articolo ispirato agli insegnamenti dei maestri spirituali chiamati Osho e Gesù)

by WENZ

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6 Commenti

  1. guitargirl

    ‘Odi et amo’ diceva Catullo. E’ vero, le cose più belle e creative le facciamo sotto l’incantesimo dell’amore, le cose più orrende quando odiamo o perché non siamo amati. La transizione dall’uno all’altro si vede quasi quotidianamente quando un rapporto di coppia ‘scoppia’. Noi comunque possiamo tenere a freno razionalmente il nostro fanatismo religioso e la nostra cieca passionalità, ma non possiamo dimenticare che siamo dei ma anche angeli caduti.
    L’assenza di emozioni o sentimenti negativi significherebbe allora assenza totale di sentimenti, indifferenziazione. Come ci si può mai sentire trascendendo questa dualità, così imprescindibile per la nostra ‘umanità’, morti-morti o pura luce? L’esperimento è un po’ rischioso, confesso di non averci mai veramente provato.

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    1. Wenz (Autore Post)

      Hai detto bene, è rischioso. Ma è proprio la paura dell’ignoto che ci tiene qui, ancorati alla sicurezza del gioire e del soffrire, dell’amare e dell’odiare. Queste cose sono una certezza. Ma rimanere attaccati a quello che abbiamo per paura dell’ignoto è sciocco, perchè in realtà non abbiamo proprio niente. Conosciamo poco dell’anima umana, e per quanto ne sai i momenti tristi potrebbero equilibrare quelli felici, solo che tendiamo a cancellare i primi e a ricordare i secondi. L’unica certezza che abbiamo è che siamo nati e che moriremo, tutto il resto non è per niente certo. E allora di che cosa abbiamo paura? Abbiamo paura di perdere anche quel poco che sentiamo ci appartiene. In realtà non perdiamo niente, perchè non abbiamo niente. Un giorno finirà tutto. Ma la consapevolezza è l’unica cosa che rimane anche mentre muori. Non so cos’ero prima di nascere, non so cosa sarò dopo, ma non ho paura, perchè cerco di appartenere ad un progetto più grande della mia sola esistenza. E’ un paradosso credere che diventando puro amore di perda la capacità di amare, non trovi? Quello che succede non lo so, ma se uomini molto intelligenti e saggi l’hanno perseguito per millenni, allora significa che la direzione giusta è quella. La via da seguire è stretta e impervia, non larga e maestosa, dove vanno tutti e non c’è niente da perdere, ma nemmeno niente da guadagnare.

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      1. guitargirl

        Sì, è un paradosso, come lo è il fatto che spesso un’emozione è così forte da non saperla distinguere da una sofferenza lancinante, la bellezza è così bella da far male. Penso, come pensavo a scuola sentendo parlare di ‘ ‘atarassia’ epicurea e di ‘apatia’ stoica, ai volti distesi e sereni, ma così imperscrutabili, dei saggi che si sono elevati al di sopra di ogni passione e ancora non posso fare a meno di associarlo ad un certo distacco, a qualcosa di ultraterreno ma nel senso non-umano del termine, e vedendola come una possibile perdita della mia ‘umanità’ mi sento risospinta verso la mia probabilmente anomala emotività, le passioni che mi fanno soffrire ma mi fanno sentire viva, o è anche questa tutta un’illusione?

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        1. Wenz (Autore Post)

          Paura dell’ignoto…

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  2. Annalisa

    Bentrovato. Con-divido la tua visione. Secondo la mia visione, se qui e ora, siamo esseri umani incarnati, è perchè abbiamo un compito da svolgere, perchè abbiamo fatto una promessa ed accettato di essere strumento dell’Anima della Quale siamo veicoli, affinchè Essa possa evolvere. Viviamo in un sistema duale, tutto ha il suo contrario, altrimenti nn esisterebbe. In questo senso, credo che l’unico modo per fare esperienza e così acquisire insegnamento utile all’evoluzione, sia sperimentare gli opposti, ossia vivere le opposizioni. Credo che l’esperienza porti conoscenza e la conoscenza la libertà di scegliere da che parte stare, durante il Viaggio. La scintilla divina della Quale siamo portatori e testimoni viventi, è Luce.. Siamo figli d’Amore e l’allenamento nella dualità, è funzionale alla ricerca senza fine della ns parte vera, profonda, la ns Verità Animica. Credo che i Maestri del passato, siano diventati tali ( e riconosciuti come tali, solo da chi ha vissuto dopo di Loro) proprio perchè hanno attraversato i loro buio, si sn posti domande e cercato risposte. L’illuminazione, nn arriva dall’esterno, da qualche anima buona che ci illumina la Vita. Chi attiriamo nel ns cammino, è strumento di consapevolezza, ma la ns strada, la dobbiamo percorrere personalmente, nessuno può farlo al posto di qualcun altro.
    Grazie per tutto ciò che condividi. Namastè.

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    1. Wenz (Autore Post)

      Grazie a te Annalisa, per il tuo contributo. Sono d’accordo con te, per vivere occorre sperimentare e ricercare… Buona ricerca allora e Namasté.

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